3. I fattori di competitività e le fondazioni piemontesi: appunti di riflessione
Si tratta a questo punto di chiedersi se questo complesso quadro interpretativo fornisce elementi di riflessione e forse di ripensamento rispetto all’insieme di atteggiamenti, opinioni e scelte operative con le quali le fondazioni bancarie italiane, ed in particolare quelle piemontesi, si sono confrontate finora con il tema dello sviluppo del tessuto economico ed industriale locale.
Vi è motivo di tracciare alcune ipotesi di lavoro.
Tralasciando gli aspetti strettamente fiscali, evidentemente di competenza specifica dei governi nazionali, e rispetto ai quali naturalmente l’azione di altri soggetti diversi dall’amministrazione fiscale è impensabile, la questione posta dalla Banca d’Italia riguardo all’efficienza dell’amministrazione e della giustizia civile (i cui effetti negativi, è bene ricordarlo, ammonterebbero a più di un punto percentuale di PIL sul piano nazionale) è già di qualche rilievo. Non sembrano emergere infatti, in relazione a questi aspetti, iniziative significative delle fondazioni in Piemonte, né a titolo di impegno diretto né a titolo di impegno nel sollecitare l’ attenzione sul tema ( la cosiddetta “advocacy”, che tornerà in primo piano anche successivamente in questo testo) rispetto al tema dell’efficienza del sistema giudiziario(5). L’obiezione fondamentale nei confronti di un interesse concreto delle fondazioni in materia consiste nel fatto che la funzionalità della giustizia non rientra in nessuno dei settori ammessi, tranne in parte quello della sicurezza pubblica. Essa è comprensibile, ma non esaustiva: tali azioni, infatti, rientrerebbero certamente nell’orbita del sostegno allo sviluppo in quanto fattori competitivi del territorio riconducibili, non meno della costruzione di altre infrastrutture, ad avere effetti sull’accelerazione dello sviluppo stesso, quantomeno in ragione del peso loro attribuito dalla Banca d’Italia.
Più intricata e coinvolgente è la tematica che concerne la struttura dimensionale, proprietaria e manageriale delle imprese. Su questo tema infatti insistono in maniera indiretta numerose iniziative proposte dalle fondazioni bancarie in Piemonte, così come altre di ispirazione pubblica alle quali esse hanno accordato sostegno, aventi per obiettivo quello di predisporre forme finanziarie in grado di offrire alle imprese supporto in termini di capitale investito, e in definitiva di promuovere a medio termine la formazione di una “classe media” di aziende in grado di affrontare meglio la competizione internazionale. Questo programma di lavoro, ampiamente condiviso con il sistema industriale, quello camerale e con le rappresentanze dei lavoratori, ha trovato attenzione e riscontro tra le fondazioni bancarie.
Si ricordi, in proposito, che fin dai primi Anni Novanta si ipotizzò nella nostra Regione la generazione di una filiera di strumenti finanziari, di promozione pubblica, per contrastare il panorama a quel tempo molto asfittico del capitalismo industrial-finanziario aperto ai temi del seed e del venture capital. Essi si concretizzarono in parte nella seconda metà del decennio, sotto forma di strumenti innovativi e complementari all’intervento pubblico tradizionale (allora concentrato nell’offrire nuove e più razionali aree di insediamento produttivo disseminate un po’ in tutta la Regione), quali Piemontech, un fondo di investimento originato da Torino Wireless(6). Si può dire che l’attività di disseminazione di quegli anni sia stata senz’altro utile, visto che da quella fase in poi il panorama si è arricchito di molte iniziative private, a scala regionale e non: è il caso di TT Venture, fondo promosso dalla Fondazione Cariplo e partecipato dalla Fondazione CR Cuneo insieme ad altre fondazioni bancarie, ovvero di Orione, fondo di emanazione Fondazione CR Torino. Denominatore comune di queste iniziative è il tentativo di individuare uno strumento di finanziamento rientrante nella strumentazione disponibile delle fondazioni bancarie e capace di rafforzare il capitale delle imprese senza infrangere né le regole della concorrenza né quelle che riguardano appunto le fondazioni bancarie e che vietano loro di svolgere attività di natura creditizia o finanziaria e di impiegare in modo improprio risorse destinate alle erogazioni.
Rispetto a questa problematica, indubbiamente l’ingresso in scena delle fondazioni, entità private che però operano con investimenti di questo tipo nell’ambito della diversificazione del proprio portafoglio e del sostegno allo sviluppo locale, ha permesso di compiere un sostanziale progresso.
Oggi esistono numerose iniziative autonome, incentrate sulla creazione di fondi e SGR aventi come mission proprio l’ingresso nel capitale di aziende, la gestione di turn-around a fronte di situazioni critiche, il sostegno ad una imprenditoria capace, non solo a fronte di innovazione e alte tecnologie ma anche di business e filiere produttive più convenzionali. Recentemente, infine, è stata data disponibilità ad iniziative nazionali e locali impostate con il supporto della Cassa Depositi e Prestiti e delle maggiori banche del territorio.
Dato atto di questa evoluzione, più difficile rimane accertare l’efficacia e l’impatto di questi strumenti sulla dimensione complessiva dell’economia regionale.
Se prendiamo in esame i fondi citati in precedenza, il quadro che ne risulta appare stimolante ma molto limitato: Piemontech ad oggi ha investito in otto aziende, di fatto in fase di avviamento o poco più, alcune delle quali sono oggetto di investimento anche da parte di Eporgen Venture, che è la principale iniziativa totalmente privata e non istituzionale operante in Piemonte (va ricordato che, a sua volta, Eporgen partecipa al capitale di Piemontech); TT Venture investe a tutt’oggi in otto soggetti industriali – nessuno dei quali opera dal Piemonte - e quattro ulteriori fondi di investimento, alcuni dei quali a vocazione internazionale. In tutti questi casi, l’orientamento dominante concerne le biotecnologie ed i prodotti medicali; mancano del tutto, almeno nell’informazione accessibile in rete, indicazioni sulle performance dei fondi e delle aziende partecipate (presumibilmente perché l’investimento è in corso da poco tempo).
Per quanto riguarda gli strumenti messi in campo dalla Fondazione CRT, oltre al progetto Lagrange, talvolta citato tra le iniziative finanziarie innovative, ma invece propriamente un progetto proprio della Fondazione e non una operazione di private equity o un fondo(7), negli ultimi anni sono stati sviluppate iniziative di management company (JStone) e di vero e proprio private equity (Orione Investimenti SpA, Pegaso Investimenti SpA). Fermo restando che si tratta di iniziative all’esordio, con tempi di implementazione e realizzazione dell’ordine di qualche anno, va segnalato per ora che JStone si è mosso su un terreno favorevole, con una strumentazione innovativa (legata essenzialmente alla cooperazione tecnologica internazionale) e un buon tessuto di rapporti con la piccola impresa innovativa locale; le altre due operazioni procedono, ma su un terreno più incerto, legato essenzialmente alla esiguità delle occasioni di investimento autenticamente convincenti, e non senza qualche rischio di “adattamento” della mission originale.
La Fondazione CRT affianca, poi, a queste sue iniziative originali anche la partecipazione ad operazioni proposte e gestite da altri soggetti. In questo ambito si collocano i fondi Nord Ovest, Principia e Innogest .
Il primo è tra le operazioni in capo alla Agenzia per l’Attrazione degli Investimenti in Italia, ed attualmente opera con aziende impegnate in svariati campi (dall’entertainment all’autonoleggio, alla automazione). Non è stato possibile capire se e quanti investimenti ricadano sul Piemonte.
Principia è una operazione che fa capo a Quantica SGR, anch’essa una iniziativa a matrice pubblica. Non ci sono notizie immediate sugli investimenti in essere, ma esiste un impegno a considerare con attenzione le operazioni proposte con ricadute su Piemonte e Valle dì’Aosta.
Innogest è invece una iniziativa che fa capo al soggetto finanziario Ersel SpA, ha attualmente in portafoglio circa quattordici partecipazioni, di cui quattro sono aziende piemontesi. Opera principalmente nel campo della comunicazione elettronica.
Tra le operazioni poste in essere in Piemonte vi è anche l’iniziative AGER, promossa da un gruppo di tredici fondazioni bancarie, tra cui la Fondazione CR Cuneo, per il sostegno alla ricerca in campo agro – alimentare. Al momento AGER ha individuato e sta finanziando 16 progetti, tutti aventi come capofila università o enti di ricerca(8). Manca del tutto, in questo caso, una logica di investimento.
Come si nota, caratteristica specifica del contesto piemontese è lo stretto legame messo a frutto tra sostegno alla innovazione tecnologica e sostegno alle imprese.
Per la verità, sul versante del sostegno alla innovazione ed al trasferimento tecnologico, anche sul piano nazionale le fondazioni bancarie sono state fino dalle origini particolarmente attente, nella convinzione che questo terreno fosse tra i più opportuni nei quali esercitare la potenzialità di enti costituiti a presidio del futuro e degli interessi generali del territorio.
Ma sul piano regionale questo binomio – sostegno alla innovazione tecnologica e sostegno alle imprese – ha costituito da sempre lo snodo decisivo della presenza delle fondazioni nel campo del raccordo con lo sviluppo, dai tentativi iniziali della Fondazione CRT in concomitanza con il Progetto Lagrange di operare sul fronte della ricerca scientifica fino alla costruzione, da parte della stessa fondazione, di una strumentazione complessa imperniata su una management company al servizio del trasferimento tecnologico – J Stone – e sul già ricordato strumento finanziario denominato Orione. Anche la Fondazione CR Cuneo è da tempo attiva in questo campo, oltreché tramite la partecipazione al Fondo TT Venture con il coinvolgimento nelle strutture territoriali di impulso alla innovazione (Fingranda, Fondo Sviluppo Energia).
Il veloce riepilogo della situazione così come si presenta operativamente permette ora di dare spazio ad una opportuna valutazione di efficacia e di effettività degli impegni posti in essere.
Come emerso già in occasione del Rapporto dello scorso anno, non è facile dare conto della efficacia di queste attenzioni rispetto all’evoluzione competitiva del tessuto produttivo locale: c’è una componente quantitativa – le risorse investite sono comunque limitate rispetto alla dimensione dell’economia regionale – ed una temporale – l’incidenza effettiva di operazioni di innovazione tecnologica non si possono apprezzare in due o tre anni – che giustifica l’apparente opacità di queste presenze rispetto alla economia regionale attuale. Una maggiore concentrazione su poche iniziative più consistenti potrebbe essere preferibile, riducendo anche in questo campo il classico rischio di operare “a pioggia”, seppure sotto forma di sostegno ad eccellenze un po’ troppo diffuse per essere davvero considerate tali.
Accanto alla difficoltà nel valutare l’efficacia delle azioni messe in campo, esiste un secondo aspetto sul quale appare utile attirare l’attenzione. È un interrogativo che investe la dimensione dell’efficienza degli strumenti operativi individuati, e fa riferimento, in sostanza, alla costruzione di sistemi si potrebbe dire di “filtraggio”, più o meno complessi, adottati dalle fondazioni nella fase di definizione delle iniziative industriali e/o di ricerca industriale con le quali interagire. Varie ragioni convincenti sono alla base di questa scelta, pressoché generalizzata: evitare un contatto diretto tra fondazioni ed imprese che potrebbe incorrere in divieti di legge; usufruire di un filtro professionale capace di evitare i tipici inconvenienti propri del “capitalismo di relazione” e del localismo; segnalare alle aziende interessate, in modo inequivocabile, che l’interesse delle fondazioni è legato alle attese di redditività di quanto investito, e che dunque non si tratta di erogazioni mascherate.
Tuttavia, l’applicazione di questa scelta di fondo sembra evidenziare criticità non trascurabili: una certa autoreferenzialità che spinge ad investire in fondi di investimento, se non addirittura in fondi di fondi, e crea una certa opacità rispetto alla lettura dei risultati; il progressivo attenuarsi del legame con il territorio che in tal modo si genera.
Nel merito delle operazioni tracciate nelle righe precedenti, stupisce poi la bassa presenza di attività collegate a settori in piena evoluzione come l’automotive, il fatto che il driver dominante siano i processi tecnico – scientifici piuttosto che la domanda ed il mercato, e questo tema andrebbe verificato con attenzione alla luce delle conclusioni della ricerca che indica nel l’insufficiente legame dell’industria regionale con i settori a maggior traino di domanda internazionale il problema fondamentale della crescita industriale piemontese.
Se non è tanto l’innovazione che manca, quanto il posizionamento sui mercati più trainanti delle nuove tecnologie, a condizionare i ritmi di sviluppo del territorio, esiste in proposito qualcosa alla portata delle iniziative delle fondazioni che si possa mettere in campo per ridurre questo gap? In altri termini esiste la possibilità di modificare la logica di intervento, passando da operazioni che riguardano il lato dell’offerta ad altre che invece operano dal lato della domanda? Si tratta di un interrogativo finora non esplorato, probabilmente utile a perfezionare ulteriormente il ruolo e la potenzialità delle fondazioni in questi difficili campi di azione. La conoscenza più precisa dei prodotti specifici nei quali il Piemonte risulta davvero competitivo a livello mondiale potrebbe offrire utili supporti in proposito.
Vi sono poi degli ambiti inesplorati: per fare un solo esempio, la presenza del BIT a Torino ha innescato da qualche tempo la nascita di soggetti industriali orientati a coprire nicchie di domanda nei Paesi in sviluppo (c’è chi fornisce scuole “chiavi in mano”, chi produce comunicazione e strumenti a sostegno delle campagne politiche in questi Paesi(9)): eppure questo ambito, di grosso interesse e supportato da iniziative nate ancora negli Anni Novanta(10), è sostanzialmente trascurato dalle imprenditorialità locale.
In realtà, sono poche le situazioni dove un concreto progetto industriale di spessore competitivo ed innovativo esiste davvero, e coincide con una proprietà di azienda disponibile ad essere affiancata da apporti di capitale esterni, anche minoritari, ed inoltre c’è apertura alla riorganizzazione del management aziendale. Questo giustifica in larga parte la lentezza con cui operano le varie iniziative delle fondazioni. Nonostante il filtro apposto tramite strutture come fondi o SGR, poi, persiste nei confronti delle fondazioni l’idea che esse possano essere disponibili ad agire in modalità più vicine a logiche di prossimità che di rigore. Forse potrebbe essere opportuno da parte delle fondazioni uno sforzo maggiore di chiarezza nei confronti del mondo imprenditoriale, spesso poco disponibile a superare il particolarismo, e pronto a recepire il supporto esterno solo a patto che il proprio ruolo specifico (o talvolta familiare) non sia troppo messo in discussione. Il risultato complessivo, comunque, è certamente inferiore alle potenzialità che il Piemonte potrebbe esprimere in questo campo.
Per quanto riguarda gli altri capitoli che la Relazione Annuale della Banca d’Italia indica come cruciali per il recupero di produttività che deve interessare l’economia italiana - se non si vuole che prenda il soppravvento un quadro di declino - quali l’educazione scolastica e le infrastrutture, occorre dire che l’esame dei posizionamenti delle fondazioni piemontesi indica chiaramente una grande e costante attenzione delle fondazioni piemontesi su questi temi, da un lato recependo con convinzione la convergenza su iniziative di natura istituzionale nazionale coordinate dall’ACRI, e dall’altro caratterizzandosi per scelte specifiche già spiccata ma ancora in crescita verso il welfare. Così il sostegno al sistema educativo si traduce da un lato in attenzione verso il funzionamento ordinario delle scuole, messo a dura prova dai tagli pubblici, senza peraltro trasformarsi in malintesa supplenza, e dall’altro verso l’implementazione di un sistema sofisticato di borse di studio, che di fatto costituisce l’unico ancoraggio verso esperienze diverse per tanti giovani neolaureati appartenenti a famiglie con redditi intermedi.
Operano in tale dimensione la fondazione torinese, tramite gli ormai celebri programmi “Master dei Talenti”, la Fondazione CR Cuneo attraverso una nutrita serie di attività connesse alle scuole ed uno specifico progetto finalizzato all’incontro tra ricerca universitaria, innovazione ed imprese. Merita una citazione anche il progetto Marco Polo, avviato dalla fondazione torinese in collaborazione con Finpiemonte, per permettere a giovani ancora impegnati nel percorso universitario di fare esperienze all’estero. Anche questa ultima realizzazione conferma la caratteristica specifica degli interventi di formazione proposti dalle fondazioni piemontesi, vale a dire l’inquadramento in una logica di apertura internazionale e di inserimento delle giovani generazioni del territorio in una logica di globalizzazione vissuta con intensità e maturità, senza patemi provinciali e sospetti di sapore ideologico.
Sul versante delle infrastrutture, invece, a parte gli impegni nazionali in merito a Cassa Depositi e Prestiti e al fondo F2i, il quadro delle iniziative a vocazione regionale è concentrato sul tema del social housing. Il fondo Abitare Sostenibile Piemonte, al quale partecipano le fondazioni Compagnia di San Paolo, che interviene con una quota rilevante, Fondazione CR Cuneo, CR Asti, CR Torino, CR Biella, CR Fossano, CR Alessandria, Cr Saluzzo, Cr Vercelli); la SGR REAM ed il fondo “Social&Human Purpose”, avviato dalla Fondazione FCRT e nel quale sono coinvolte anche le fondazioni di Asti, Alessandria, Fossano e Biella costituiscono i momenti principali di questo impegno rivolto ad una edilizia abitativa a vocazione sociale, che peraltro fatica a trovare realizzazioni incisive e tempi ragionevoli di realizzazione. Nonostante questa difficoltà, vi sono già numerose operazioni effettuate ed altre che nel prossimo autunno diverranno operative. Nel settembre 2011 infatti è divenuto operativo il più significativo esempio di housing sociale temporaneo in Italia, il progetto di via Ivrea 24, quasi interamente sostenuto dalla Fondazione CRT.
Per converso, sul tema delle grandi infrastrutture logistiche e di comunicazione sembra emergere qualche scetticismo e rallentamento se non proprio un disimpegno. Complice l’impasse della maggior opera in progetto, l’Alta Velocità con la Francia, in questo campo le fondazioni piemontesi sono in posizione di vigile attesa, seguendo con interesse in particolare gli sviluppi connessi alle reti di sistema e i relativi servizi, e all’eventuale ruolo che in tale quadro potrebbe scaturire per Cassa Depositi e Prestiti.
Si registra peraltro un episodio significativo di incertezza con il caso emerso a proposito di Slala, la fondazione alessandrina per la logistica tra Piemonte e Liguria che attraversa tuttora un serio periodo di crisi. In sostanza, in quest’area critica per le prospettive di sviluppo regionali non esiste al momento un’attività autonoma di proposta e di riflessione, situazione che sembra riflettere la più generale debolezza ideativa e propositiva da parte delle istituzioni pubbliche.
(3) Ad ulteriore conferma del momento, particolarmente movimentato, in cui questo rapporto è definito, va detto che proprio in queste ore regna la massima incertezza sull’evoluzione delle rivolte in Libia.
(5) Se ci si volesse interrogare circa le modalità operative di un eventuale intervento, è lecito rifarsi, ad esempio, ad un progetto di Fondazione CRT con il quale, tra il 2001 e il 2005, si mirava a ridurre le liste di attesa oncologiche attraverso il finanziamento di un sistema incentivante per gli operatori della sanità. E’ utile comunque menzionare un certo interesse rivolto al funzionamento della giustizia amministrativa e della magistratura contabile (corte dei conti) attraverso convegni e pubblicazione di testi.
(6) Attualmente Piemontech non vede la partecipazione di alcuna fondazione.
(7) Per quanto vada segnalato che la gran parte delle riflessioni alla base della strumentazione specifica oggi messa in campo dalla fondazione torinese siano state generate proprio nell’ambito di Lagrange.
(8) Solo uno dei progetti vede come capofila un centro universitario piemontese (Univ. di Torino).
(9) Occasionalmente di questo si occupa la stampa nella cronaca locale, quasi mai nella analisi economica.
(10) Si pensi ad Hydro-Aid, una scuola internazionale dedicata alla gestione delle acque nei PVS, scaturita dalle aziende municipali, ed oggi attore prestigioso e riconosciuto in America Latina ed altrove.

