6. Le erogazioni delle fondazioni bancarie piemontesi
Nel 2010 le fondazioni facenti parte della Associazione delle Fondazioni delle Casse di Risparmio Piemontesi hanno deliberato erogazioni per oltre 177,7 milioni di Euro complessivi (tab.I). La vistosa flessione rispetto allo scorso anno – circa 40 milioni di euro - è largamente dovuta alla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, che nel 2009 assegnò una cifra straordinaria (73 milioni di euro) per la capitalizzazione di un proprio strumento operativo, precisamente la Fondazione Sviluppo e Crescita - CRT, e nel 2010 ha ripetuto l’operazione per un ammontare inferiore – 55 milioni – diretto alla suddetta Fondazione, ma anche alla Fondazione OGR – CRT , in fase di costituzione, e che si dedicherà alla complessa operazione concernente le ex Grandi Officine Ferroviarie. Attraverso questa politica di distribuzione delle risorse, la Fondazione torinese conferma di perseguire un duplice scopo: da un lato porre tali veicoli in condizioni di svolgere le prime, significative operazioni; dall’altro, evitare di generare, tramite la distribuzione di somme verosimilmente non ricorrenti, un nuovo flusso di attese in contrasto con quanto il contesto finanziario chiaramente profila per i prossimi anni. Al netto di tale componente straordinaria, peraltro, la fondazione torinese ha mantenuto pressoché stabile nel 2010 l’ammontare reso effettivamente disponibile sul territorio. Le altre fondazioni dell’Associazione hanno – ad eccezione di Alessandria - tutte fatto registrare un calo delle cifre erogate, che in media si aggira attorno al 5% sull’anno precedente.
i: Le erogazioni delle fondazioni bancarie piemontesi 2007 – 2010
Il confronto a più lunga gittata tra 2010 e 2007, anno a tutti gli effetti precedente la crisi attuale, evidenzia una realtà assai più significativa: la flessione delle cifre rese disponibili per le erogazioni è del 15%, con cali anche maggiori che colpiscono grandi e piccoli patrimoni. Sembra in effetti che si possa affermare che, tra 2007 e 2008, si è concluso un grande ciclo strutturale, avviato con le dismissioni della proprietà delle banche ed il consolidamento del sistema bancario italiano a fine Anni Novanta. Lungo tale periodo, le fondazioni piemontesi hanno avuto importanti occasioni di accrescere il valore del proprio patrimonio, e per riflesso di dare avvio ad una fase di distribuzione sul territorio dei benefici derivanti da queste opportunità, certamente di assoluto rilievo a livello nazionale e probabilmente europeo. All’interno di questa tendenza generale, peraltro, si collocano le scelte compiute da un nucleo di fondazioni di minori dimensioni, le quali hanno invece optato per mantenere il controllo della loro banca conferitaria, evidenziando negli anni un minore capital gain, ma cogliendo, almeno nella prima fase del ciclo negativo attuale, l’opportunità di competere con i grandi gruppi bancari sulla base della prossimità e della logica del “piccolo è bello”.
A queste vicende, sulle quali si è soffermato con maggiore rigore analitico il Rapporto del 2007, si è però sostituito nella fase più recente un sentimento di difficoltà e preoccupazione, connesso alla caduta dei dividendi delle banche minori, e alle prospettive di rafforzamento del capitale delle banche che la normativa di vigilanza potrebbe comportare. Eco particolarmente incisivo di questa situazione si trova nella relazione che accompagna il bilancio 2010 della Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo(14). E’ utile richiamare, in proposito , il fatto che nei primi mesi del 2011 sono state perfezionate importanti operazioni di riorganizzazione della proprietà che hanno coinvolto le fondazioni di Asti ed Alessandria, nel contesto della ricerca di un equilibrio più competitivo tra esigenze del territorio ed esigenze di gestione industriale del gruppo bancario interessato.
Il quadro delineato nelle righe precedenti resta pienamente valido anche quando l’analisi si estende, com’è consuetudine, a considerare anche la Compagnia di San Paolo. Quest’ultima ha erogato nel 2010 122,8 milioni di Euro, per la verità seguendo programmi che conducono una parte di tali erogazioni al di fuori del territorio regionale. Rispetto al 2009 il quadro è rimasto sostanzialmente stabile, ma rispetto al 2007 la flessione è del 27%.
Tenuto conto anche della Compagnia, in Piemonte le Fondazioni bancarie hanno erogato comunque una cifra in valore assoluto ragguardevole – oltre 299 milioni di Euro – di certo tra le singole voci più significative dal punto di vista dell’attivazione della domanda interna regionale. Tenuto conto dell’attività complessiva delle Fondazioni bancarie piemontesi, la flessione della disponibilità rispetto al periodo precedente la crisi è di circa il 20%.
Nel presentare la distribuzione dettagliata delle erogazioni , questo Rapporto introduce alcune novità rispetto alle edizioni precedenti. A differenza delle edizioni degli scorsi anni, questa volta la griglia dei settori nei quali si dirigono le erogazioni non sarà più compressa in aggregati più ampi, ma invece pienamente rispettata. In tal modo è stato possibile evidenziare l’articolazione degli interventi in essere, seppure inevitabilmente un po’ artefatta in determinate circostanze. Sono emerse così alcune interessanti novità: per la prima volta compaiono piccole erogazioni destinate al settore “prevenzione della criminalità e sicurezza”, ricevute dall’Arma dei Carabinieri e dal Tribunale competente per territorio (Tortona); cresce l’impegno a favore delle attività sportive, non necessariamente in quanto legate all’educazione giovanile o alla disabilità; si conferma un ruolo localmente importante nel campo dei lavori pubblici.
Nella sostanza, tuttavia, il quadro generale risulta confermato. Nel 2010 le fondazioni piemontesi facenti parte dell’Associazione e la Compagnia di San Paolo hanno destinato alle erogazioni verso l’arte e la cultura oltre 74 milioni di Euro, il 30,4% del totale erogato; verso il settore della ricerca è andato il 23,8% del totale (oltre 58 milioni di Euro), pressoché interamente a carico delle due fondazioni maggiori; segue l’ampio comparto della filantropia e beneficenza, che per alcune fondazioni include anche il comparto dell’assistenza agli anziani, con poco meno del 22% (circa 53 milioni di Euro erogati). Con ampio distacco seguono il comparto dell’educazione ed istruzione (circa il 10% delle erogazioni), quello della salute (5,4%) e quello dello sviluppo locale, al di sotto del 4%. Solo il sostegno all’attività sportiva, poi, supera l’1% dell’erogato. Da queste prime cifre esce confermato il fatto, già notato negli anni scorsi, che vi sono comparti nei quali l’azione delle fondazioni converge, indipendentemente dalla dimensione operativa delle stesse, ed altri dove invece l’intensità proporzionale dell’impegno riflette nettamente la diversa dimensione dei budget disponibili. Tra i primi è evidente il caso del comparto artistico e culturale, nel quale al netto degli impegni della Fondazione CRT e Compagnia di San Paolo risulta stanziato pur sempre circa il 25% del totale erogate dalle altre fondazioni. Viceversa, il caso più significativo in senso opposto riguarda le erogazioni a sostegno della ricerca scientifica: senza gli stanziamenti della Fondazione CRT e della Compagnia di San Paolo, le erogazioni in tale direzione divengono circa il 4% rispetto al totale erogato dalle altre fondazioni . Queste ultime dirottano in misura consistente i propri impegni verso il settore della educazione e della istruzione giovanile, che impegna attorno al 22% delle loro risorse totali disponibili, e nel quale le fondazioni non torinesi pesano per oltre la metà della somma erogata a livello regionale. A proposito di questo settore è necessario sottolineare che le risorse emanate dalle fondazioni costituiscono una delle pochissime fonti di risorse in grado di alleggerire la riduzione di fondi pubblici che ormai affligge la scuola piemontese; significativamente, le fondazioni registrano negli ultimi anni come l’utilizzo di tali risorse si sia spostato verso la copertura di esigenze essenziali, con una corrispondente flessione degli utilizzi destinati ad arricchire l’offerta didattica ed infrastrutturale complementare(15).
Sempre sotto il profilo della differenza di comportamento tra le due maggiori fondazioni torinesi e le altre, va evidenziato anche la maggiore inclinazione ad erogare risorse verso la medicina regionale e verso lo sviluppo locale che caratterizza il secondo gruppo, così come il ruolo non secondario da esse esercitato nella promozione – ma forse sarebbe meglio dire nella conservazione in vita – di una quota non trascurabile del tessuto sportivo locale (esso assorbe circa il 5% degli interventi totali deliberati): considerata la tradizionale vischiosità del Piemonte nel campo delle sponsorizzazioni sportive, e le dimensioni spesso contenute dei budget delle associazioni società sportive, si tratta certamente di un appoggio dotato di un buon effetto leva.
Nell’edizione di quest’anno, il Rapporto dell’Osservatorio non si sofferma più in dettaglio su due indicatori tradizionali: vale a dire la ripartizione tra specifici territori delle cifre erogate e la distribuzione delle medesime tra diverse categorie di beneficiari.
Va detto subito che questa scelta non riduce in misura significativa la capacità informativa ed analitica del Rapporto. Semplicemente, si tratta di situazioni ormai pressoché stabilizzate nel tempo, dove le oscillazioni annuali sono molto contenute e di fatto poco riconducibili a veri e propri spostamenti in atto. Si è pertanto ritenuto più funzionale riproporre l’analisi di questi indicatori su scadenze più lunghe di quella annuale.
Detto questo, vale la pena tuttavia sintetizzare in modo schematico quanto emerge comunque anche quest’anno in relazione a tali andamenti. Per quanto riguarda la problematica dei beneficiari, resta confermato il fatto che le associazioni e le organizzazioni del terzo settore sono interlocutori preferenziali del mondo delle fondazioni, in relazione in parte ad una autentica volontà di rafforzare tale fattore di dinamica della società e di sussidiarietà orizzontale, e in parte al consolidarsi nel tempo di un vasto complesso di strutture – associazioni, fondazioni e quant’altro – che di fatto hanno affiancato se non sostituito soggetti a pieno titolo pubblici, quali enti locali e diramazioni di strutture centrali nazionali, nella gestione di iniziative e risorse, al’inizio nell’area di quanto poco addietro definito come “heritage”, successivamente anche nell’area del welfare locale. Tale condizione investe anche nel 2010 tutte le fondazioni, ma tocca in particolare le fondazioni maggiori, mentre in quelle più piccole, anche in ragioni di legami statutari e tradizionali, è di maggiore rilievo il peso delle erogazioni verso gli enti locali. Nel caso di Fossano e Savigliano, tale collegamento giunge fino al finanziamento diretto di opere pubbliche di fatto in sostituzione degli enti locali stessi. Poche le variazioni riguardanti gli altri beneficiari. In definitiva le proporzioni tra i beneficiari sono rimaste pressoché identiche a quelle dello scorso anno(16).
Per quanto riguarda invece la distribuzione sul territorio, il quadro generale resta in definitiva quello consolidato da tempo, con una presenza più accentuata delle erogazioni delle fondazioni su Torino e territori immediatamente limitrofi(17), e sull’insieme del Piemonte sud – orientale. Sarà interessante, in proposito, verificare se su tale insieme si innesterà, anche a proposito delle erogazioni delle fondazioni, il nuovo protagonismo del Novarese, al momento certamente l’area piemontese che mostra le dinamiche territoriali più significative. Qualche segnale in tale senso, in particolare dal parte delle fondazioni maggiori, è già in corso.
Peraltro l’analisi territoriale dettagliata è resa assai delicata da ragioni squisitamente metodologiche. L’attivazione di risorse tramite progetti propri e bandi specializzati, con la conseguente definizione in un secondo tempo dei beneficiari effettivi, ha già da qualche anno obbligato a sviluppare la lettura territoriale annuale dettagliata dei dati solo su un sottoinsieme degli stessi; la progressiva diffusione di questo sistema di operare anche tra le fondazioni più piccole, ed i tempi allungati di assegnazione delle risorse, diminuiscono l’attendibilità delle proiezioni annuali e consigliano al contrario di trasformare questo strumento in uno strumento di natura strutturale, da gestire tramite l’utilizzo di dati pluriennali in pool. Per questa ulteriore ragione, si è ritenuto di non affrontare il tema quest’anno ma di riproporlo secondo un nuovo metodo nel prossimo futuro.
l: Le erogazioni delle fondazioni piemontesi per settore e fondazione - 2010
m: distribuzione percentuale delle erogazioni per settore

(14) “Come già espresso nel documento riferito all’esercizio 2009, la FONDAZIONE non ha creato, né creerà problemi sul fronte dei dividendi in caduta (- 11,76 % del dividendo 2008 rispetto al dividendo 2007, - 55,00% del dividendo 2009 rispetto al dividendo 2008) ma, poiché la Ciampi, in tema di gestione del patrimonio, ne impone - all’art. 7, comma 1 - un impiego diversificato in modo da ottenerne un’adeguata redditività, tale comunque da garantire nel tempo lo svolgimento della propria missione, si auspica nuovamente che l’investimento nella Conferitaria torni ad essere remunerativo, perlomeno adeguato a supportare decorosamente le istanze del territorio …è di assoluto dovere una chiara, rinnovata sollecitazione alla CR Saluzzo SpA: l’invito a mettere in campo tutte quelle iniziative che competono a chi ha la responsabilità della gestione. Se è pur vero che la crisi ha coinvolto il sistema, il radicamento territoriale dovrebbe offrire il cosiddetto vantaggio di prossimità per accrescere il proprio posizionamento di mercato, innovandosi in termini di offerta di prodotti e di servizi per dare, sulle piazze di riferimento, un segnale forte e proficuo di ripresa della funzione creditizia e finanziaria.”
(15) Parole significative in tal senso si trovano nella relazione al bilancio di missione della Fondazione CR Biella.
(16) E precisamente: 65% associazioni, fondazioni ed onlus (42,55 senza Fondazione CRT e Compagnia); 14% enti locali (23%); 8% enti pubblici e religiosi (11% e 8% rispettivamente);5% altri enti (16% con la cooperazione sociale).
(17) Anche nel 2010 peraltro è proseguito un certo riequilibrio a favore del territorio provinciale di Torino. Da segnalare in proposito il bando specifico per le Valli di Lanzo della Compagnia, in quanto interviene a sollecitare la progettualità di una zona da tempo quasi inerte rispetto al rapporto con il mondo delle fondazioni.

