5. l’economia regionale nello scenario globale: un declino che persiste

La congiuntura internazionale del 2010 è stata caratterizzata da un sostanziale recupero dei tassi di crescita, divenuti cautamente positivi dopo l’andamento stentato del 2009. I segnali di incertezza emersi sul fine anno si sono, però, tramutati in allarme nel corso dell’estate, tanto che al momento di scrivere queste note è diffusa la convinzione che le economie sviluppate saranno in recessione nel corso del 2012. L’atmosfera negativa è peggiorata dalla convinzione che non esistano rimedi a questa situazione, paradossalmente provocata proprio dalle politiche fiscali espansive poste in essere, di fatto, in reazione alla crisi finanziaria del 2007, e che a suo tempo erano state salutate come la prova più evidente che la lezione del ’29 era stata metabolizzata, e che le restrizioni monetarie fiscali allora alla radice dell’aggravamento della crisi finanziaria erano state soppiantate da una visione più “dinamica” della politica economica.

In Europa comunque la crescita è più forte in Germania, che ha recuperato buona parte della perdita di produzione subita nel 2009, grazie a un vigoroso sviluppo della domanda estera, mentre è stata meno dinamica in Francia e in Italia,a fronte di una sostanziale stabilità del Pil in Spagna.

L’Italia si è caratterizzata per una modesta ripresa, con una crescita del Pil stimata nel +1,3% nella media del 2010. A rimarcare la scarsa dinamicità di tale ripresa, dovuta anche un limitato potenziale di crescita per fattori strutturali non attribuibili soltanto alla crisi attuale, si è riscontrato un rallentamento nell’evoluzione del Pil nel quarto trimestre del 2010, causato da un export meno brillante e da un assestamento della dinamica degli investimenti produttivi, già di per sé contenuta in questa fase, anche per il venire meno degli incentivi alla fine di giugno scorso. Gli investimenti in costruzioni sono in ulteriore contrazione, in una situazione del mercato immobiliare ancora difficile. Nel complesso del 2010 i consumi sono cresciuti dello 0,9%, dopo un biennio di contrazione. La ripresa dei consumi avviene in un quadro di contrazione (per il terzo anno consecutivo) del reddito disponibile reale delle famiglie.

Tuttavia, nel 2010 si è determinata una stabilizzazione della ricchezza delle famiglie italiane, che resta su livelli elevati e notoriamente risulta fra le più consistenti in rapporto al reddito fra i paesi avanzati. Il debito delle famiglie, in lieve aumento, resta contenuto e significativamente inferiore a quello rilevabile nell’area euro. Si sono in particolare ripresi i consumi non durevoli che erano stati penalizzati dalla crisi negli anni precedenti.

Le esportazioni hanno rappresentato la componente più dinamica, in crescita del 9,1% (ma restano all’incirca del 15% al di sotto dei livelli pre-crisi), con una ripresa dei principali settori di specializzazione (settori del made in Italy oltre ai mezzi di trasporto e alla chimica) più forte sui mercati extraeuropei. La crescita delle esportazioni si accompagna a una dinamica più accentuata delle importazioni, con un deterioramento della bilancia commerciale, soprattutto per il contributo negativo di due settori: le materie prime energetiche e il fotovoltaico, mentre il saldo dei servizi è migliorato soprattutto grazie alla voce relativa agli altri i servizi alle imprese (servizi di assistenza tecnica).

Gli investimenti sono nel complesso cresciuti del 2,8%, con una dinamica espansiva del 9,6% per gli investimenti produttivi (che restano ancora del 10% circa al di sotto dei livelli pre-crisi), mentre gli investimenti in costruzione accentuano la contrazione per il terzo anno consecutivo (-3,7%).

In prospettiva la componente maggiormente dinamica risulterà ancora la domanda estera, che dovrebbe crescere in sintonia con un clima di fiducia imprenditori in miglioramento. Invece il deterioramento del mercato del lavoro e l’inflazione (importata) contribuirebbero a deprimere i consumi in prospettiva.

Nel corso del 2010 si è interrotta la caduta dell’occupazione. Tuttavia la situazione è ben lontana dai livelli precedenti alla crisi anche per le dimensioni considerevoli dell’utilizzo della cassa integrazione, nonostante una certa riduzione rispetto all’anno precedente. Quest’ultima si riduce nella componente straordinaria e ordinaria, ma aumenta la CIG in deroga, a indicare la prosecuzione di crisi aziendali con rilevante impatto occupazionale ancora non risolte.

Il tasso di disoccupazione è salito a un livello elevato pari all’8,4%. Mentre l’occupazione aumenta, per le donne e nei servizi, sul mercato del lavoro si verificano effetti di scoraggiamento che indicono a una diminuzione dell’offerta di lavoro.

L’economia del Piemonte nel corso del 2010 si è allineata alla dinamica nazionale, con un andamento del Pil in crescita dell’1,3%, marcando un lieve distacco in negativo rispetto all’evoluzione della produzione nelle regioni del Nord-est e, soprattutto del Nord-ovest.

g: Recessioni a confronto (Indice 1970 = 100)


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La recessione aveva colpito in misura più rilevante le regioni più orientate alle specializzazioni manifatturiere e all’export, essendo quest’ultima la componente più volatile nella crisi in corso. La ripresa, infatti, si deve soprattutto alla rimonta della domanda estera e vede, dunque, quelle stesse regioni manifestare più intensi tassi di crescita nel corso del 2010 (e in prospettiva). Il Piemonte che si caratterizza nel panorama nazionale per un’accentuata contrazione del Pil nel biennio 2008-2009, stimabile nell’8%, peraltro denota una ripresa un poco più lenta rispetto alle regioni delle aree di confronto, rimarcando una tendenza di lungo periodo alla perdita di peso della sua economia nel quadro nazionale. Questa particolare situazione strutturale negativa, che già il Rapporto dello scorso anno aveva inteso evidenziare, rimarcando come essi sia il fattore che forse maggiormente interroga le fondazioni circa le iniziative di sviluppo da esse presidiate, è reso particolarmente evidente dal grafico G, tratto dalla Relazione IRES 2010. Come si vede, in sostanza dalla fine degli Anni Settanta il Piemonte accumula ritardi sul resto del paese, che divengono una vera e propria divaricazione negli Anni Novanta, senza apprezzabili momenti di controtendenza.
Il 2010 si è comunque caratterizzato per il rimbalzo del valore aggiunto dell’industria manifatturiera, che recupera del 5,2% dopo aver subito una contrazione di oltre il 25% nel biennio 2008-2009 (e dopo comunque un profilo calante attorno all’1% annuo negli anni duemila fino alla crisi).

Le esportazioni, componente decisamente dinamica della domanda nel contesto della congiuntura, sono cresciute, secondo le statistiche ISTAT che presentano i dati in valore, del 16% rispetto al 2009 (in accelerazione anche nell’ultimo trimestre del 2010, +17% circa rispetto allo stesso trimestre del 2009). La domanda estera nell’attuale congiuntura ha un ruolo determinante in una situazione nella quale la domanda interna appare estremamente debole. Nella media del 2010 in Piemonte la ripresa dei ricavi delle esportazioni è stata nel complesso più intensa sui mercati extraeuropei (+23,4%), sebbene si sia registrata una crescita vigorosa anche sui mercati europei (+12%)(13).

E’ significativo, comunque, che anche in riferimento a questa voce la performance del Piemonte sia da molto tempo ormai al di sotto della media nazionale, pur senza evidenziare un logoramento complessivo come quello evidenziato dai tassi di crescita del Pil (graf. H) .

La domanda pubblica risulta in contrazione, viste le difficoltà delle finanze pubbliche.
Il profilo dei consumi delle famiglie appare altrettanto debole per la contenuta evoluzione del reddito disponibile delle famiglie (in termini reali è diminuito per un triennio) e l’incertezza che domina sulle prospettive dell’economia e del mercato del lavoro.

h: Dinamica delle esportazioni in Italia e in Piemonte, per trimestri (variazione % sullo stesso trimestre dell’anno precedente)

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La crescita del tasso di disoccupazione in Piemonte risulta in linea con la dinamica nazionale e dell’insieme

delle regioni settentrionali. L’aumento dei disoccupati in senso stretto ha fatto rilevare un’impennata nella parte centrale del 2010, assestandosi nell’ultimo trimestre, così come si assiste nell’ultimo trimestre a una diminuzione tendenziale delle persone in cerca di prima occupazione. A controbilanciare queste tendenze nella direzione di una stabilizzazione, si rileva un aumento del numero di persone che non cercano attivamente lavoro, indicando la persistenza di fenomeni di “scoraggiamento” in una situazione difficile sul mercato del lavoro.

Il bilancio occupazionale ISTAT per il 2010 reca un segno negativo (-16.000 addetti), a prosecuzione del trend discendente del 2009, e la disoccupazione mostra un sensibile incremento (da 137.000 a 151.000 unità, +10,7%): in entrambi i casi le dinamiche, pur negative, sono in miglioramento relativo rispetto al 2009, quando la caduta dei posti di lavoro è stata di 25.000 unità e la crescita della disoccupazione molto più consistente (+36.000 unità).

Le dinamiche occupazionali assumono però una composizione molto diversa da quella osservabile l’anno prima, quando la flessione si concentrava nell’industria manifatturiera; nel 2010 si rileva un forte arretramento nel commercio (-26.000 unità) e nelle costruzioni (-7.000 addetti), a fronte di una moderata espansione nei servizi non commerciali e di una risalita degli addetti all’industria in senso stretto (+9.000 unità), che nella seconda metà dell’anno mostrano una significativa ripresa a compensazione delle perdite occorse nei primi due trimestri. Solo l’agricoltura registra un trend espansivo lineare nel tempo. La ripresa nell’industria di trasformazione trova conferma nell’andamento delle procedure di assunzione, che nel 2010 risultano in espansione in questo settore, pur mantenendosi ben al di sotto dei livelli pre-crisi, con una significativa crescita dei contratti di somministrazione (interinali), il principale canale di inserimento al lavoro nel settore.
A ciò corrisponde un rallentamento delle uscite dal lavoro nel ramo manifatturiero, almeno di quelle registrate nella lista di mobilità (-5,3%). D’altra parte, l’occupazione nel settore appare ancora fortemente protetta dal massiccio ricorso alla CIG, che agisce da freno ai licenziamenti nelle numerose situazioni irrisolte di crisi aziendale.

Il numero delle ore autorizzate di CIG, dopo essere quasi quintuplicato nel 2009, nel 2010 è cresciuto ulteriormente del 12% circa. Nel 2010 le richieste nel complesso sono ulteriormente aumentate, raggiungendo i 185 milioni di ore (equivalenti a oltre 110.000 occupati standard) con uno “scambio” fra la CIG ordinaria, in forte ridimensionamento, e la componente straordinaria e in deroga, entrambe in accentuata crescita.

(13) È nelle economie emergenti, e in particolare nei BRIC, che si sono create le situazioni maggiormente dinamiche: nei confronti della Russia, dopo il crollo subito nel 2009, si riscontra nel corso del 2010 una consistente accelerazione (+39,3% nella media annua), mentre si conferma un sostenuto rimbalzo nel caso del Brasile (+41,4%), in relazione al progressivo miglioramento dell’economia. In una corsa ininterrotta, e solo in moderata attenuazione nella fase di crisi, crescono del 43% le esportazioni verso la Cina (anche nel 2009 tale valore era comunque aumentato del 6,9%) e del 17,9% verso l’India, recuperando il terreno perduto nel 2009.