1. Un breve excursus sull’economia globale
Tra la fine del 2010 e i primi mesi del 2011, è emerso un quadro più nitido di come le diverse aree geo-economiche stanno percorrendo il sentiero di rientro dalla fase più acuta della crisi iniziata nel 2008.
Il fronte europeo è quello che presenta la maggiore variabilità (graf.D).
d: prodotto interno lordo nell’area OCSE (tassi di crescita annualizzati a volumi costanti e prezzi di mercato)
La Germania è, per opinione pressoché unanime, il paese che ha compiuto i progressi più incisivi, mantenendo il controllo dei conti pubblici e riuscendo ad affiancare recupero di domanda interna e grande ritmo di crescita delle esportazioni, ben sintonizzate sulla espansione delle economie dinamiche di Cina, India, Brasile e Russia. La lezione appresa durante gli anni difficili della riunificazione, in termini di governo della flessibilità, di modulazione della fiscalità, di capacità di organizzare e rendere credibile una politica economica di lungo periodo, si è rivelata preziosa anche in questa circostanza.
La robustezza strutturale dell’economia tedesca ha come contraltare la debolezza caotica dei cosiddetti PIGs (Portogallo, Irlanda, Grecia), nei quali lo squilibrio strutturale dei conti pubblici, il ruolo del sistema bancario nell’incoraggiare le bolle speculative immobiliari, ed i limiti propri di economie di scarso peso specifico e prive di spessore specialistico e tecnologico creano una miscela destinata ad abbattere per oltre un decennio le prospettive di crescita e impedire il ritorno alle condizioni pre- crisi per lo stesso periodo.
Altri Paesi europei – Regno Unito,Spagna, Italia (sulla quale ovviamente si ritornerà fra breve) – sono dominati dall’esigenza di porre con urgenza sotto controllo i propri disavanzi pubblici(1), attraverso manovre di natura incerta in merito alla proiezione sul futuro (per fare un solo esempio, al di fuori delle mura “domestiche”: quale effetto a medio termine avranno in Gran Bretagna le più che triplicate tasse universitarie, o la cessione ai privati di gran parte del patrimonio boschivo?). Nell’ambito dei margini di sviluppo consentiti da tale priorità, essi cercano di riprendere contatto con le economie dinamiche extra europee e di dare fiato alla domanda interna. La mancanza di una base industriale effettiva rende però questi Paesi, ad eccezione dell’Italia, più inclini ad immaginare che sia la finanza, più o meno creativa, a ridare loro prospettiva.
Al di fuori dell’Europa, procede in modo contrastato il recupero dell’economia americana, nella quale si notano fenomeni speculativi di ritorno – la nuova “bolla” connessa alle quotazioni di aziende legate a internet ed ai social network, un preoccupante profilarsi di banche e fondi finanziari al di fuori delle regole di controllo – accanto alla lentezza con la quale recupera invece l’economia reale, sullo sfondo di una grave difficoltà politica connessa alla gestione del debito federale, in parte sanata in extremis(2). Nei Paesi in espansione, invece, la preoccupazione prevalente è connessa al controllo dei prezzi ed in qualche modo alla esigenza di mantenere uno sviluppo in equilibrio con la dinamica dei fattori produttivi e delle materie prime, mentre si affacciano all’orizzonte costi ambientali che non possono più essere ignorati rispetto allo sviluppo attuale.
I fatti recenti in Medio Oriente e sulla sponda sud del Mediterraneo, infine, sembrano per la prima volta portare in termini prossimi e realistici il tema dello sviluppo economico in queste aree in un quadro di crescita civile e di acquisizione della stabilità necessaria alla nascita di un vero sistema di economia privata(3).
(1) Ovviamente, come ricordato più sopra, il quadro qui rappresentato si è aggravato in maniera consistente nel corso dell’estate.
(2) E’ utile ricordare, in proposito, la perdita della tripla A per il debito USA sancita da S&P, per quanto ormai tali indicazioni abbiano un significato molto relativo.
(3) Ad ulteriore conferma del momento, particolarmente movimentato, in cui questo rapporto è definito, va detto che proprio in queste ore regna la massima incertezza sull’evoluzione delle rivolte in Libia.

